Appalti: anticipata la somma urgenza per l’Emilia Romagna. E’ vera semplificazione?

Il governo decide di anticipare l’avvio dell’efficacia dell’articolo 140 del d.lgs 36/2023, per applicare la nuova disciplina della somma urgenza alle necessità dell’emergenza alluvione in Emilia Romagna. 

Come sempre accade, in presenza di simili circostanze, voci del Governo affermano che le scelte sono rese necessarie per “semplificare” e “ridurre la burocrazia”.

E come sempre, la semplificazione e la riduzione della burocrazia, per gli appalti, sono intese come sinonimo dell’eliminazione delle gare e dell’attribuzione su super poteri di affidamento alle aziende, in deroga ai principi di competitività e concorrenza generalmente operanti.

Da qui, dunque, la magnificazione dei contenuti dell’articolo 140 del nuovo codice, il cui comma 1 permette l’affidamento senza gara fino a 500.000 euro, invece che entro il tetto dei 200.000 euro della norma gemella, disapplicata da subito, contenuta nell’articolo 163 del d.lgs 50/2016.

Altra disposizione oggetto del magnificat è il comma 8: “In via eccezionale, nella misura strettamente necessaria, l’affidamento diretto può essere autorizzato anche al di sopra dei limiti di cui al comma 1, per un arco temporale limitato, comunque non superiore a trenta giorni e solo per singole specifiche fattispecie indilazionabili e nei limiti massimi di importo stabiliti nei provvedimenti di cui al comma 2, dell’articolo 24 del codice di cui al decreto legislativo n. 1 del 2018. L’affidamento diretto per i motivi di cui al presente articolo non è comunque ammesso per appalti di lavori di importo pari o superiore alla soglia europea e per appalti di servizi e forniture di importo pari o superiore al triplo della soglia europea”.

Ma, si tratta realmente di quella semplificazione innovativa di cui si tratta? Leggendo il comma 8, ma dell’articolo 163 del d.lgs 50/2016, non si direbbe: “In via eccezionale, nella misura strettamente necessaria, l’affidamento diretto può essere autorizzato anche al di sopra dei limiti di cui al comma 1, per un arco temporale limitato, comunque non superiore a trenta giorni e solo per singole specifiche fattispecie indilazionabili e nei limiti massimi di importo stabiliti nei provvedimenti di cui al comma 2, dell’articolo 5, della legge n. 225 del 1992 [ora art. 24 del decreto legislativo n. 1 del 2018]. L’affidamento diretto per i motivi di cui al presente articolo non è comunque ammesso per appalti di valore pari o superiore alla soglia europea”.

Confrontando le due norme, non è difficile riscontrare la loro strettissima somiglianza. Dunque, anche senza anticipare, per l’Emilia Romagna, l’acquisizione di efficacia dell’articolo 140 del d.lgs 50/2016, sarebbe stato comunque possibile attivare gli affidamenti diretti di somma urgenza per emergenze connesse alla protezione civile anche al di là dei 200.000 euro. Certo, l’innalzamento a 500.000 consente di estendere il ricorso agli affidamenti diretti, eliminando dalla fascia della necessaria autorizzazione per massimo 30 giorni gli appalti compresi tra 200.000 e 500.000. Ma, la “semplificazione” non appare in effetti così clamorosa.

Oltre tutto, la norma non è utilizzabile per gli appalti sopra la soglia comunitaria. Anche perchè non ve n’è bisogno. Infatti, resta operante fino al primo luglio l’articolo 63, comma 2, del d.lgs 50/2016, che alla lettera c), permette di affidare mediante procedura negoziata non preceduta da bando di gara, quindi con modalità estremamente semplificate, gli appalti “nella misura strettamente necessaria quando, per ragioni di estrema urgenza derivante da eventi imprevedibili dall’amministrazione aggiudicatrice, i termini per le procedure aperte o per le procedure ristrette o per le procedure competitive con negoziazione non possono essere rispettati. Le circostanze invocate a giustificazione del ricorso alla procedura di cui al presente articolo non devono essere in alcun caso imputabili alle amministrazioni aggiudicatrici”. Una norma pensata dalle direttive UE in via generale proprio per consentire di ridurre gli aspetti di pubblicità e competitività degli affidamenti, cagionati da situazioni di emergenza. Ovviamente, nel d.lgs 36/2023 esiste una norma del tutto identica: l’articolo 76, comma 2, lettera c).

Il fatto è che la somma urgenza tale resta, sempre e comunque, sebbene talvolta l’estensione dei casi di urgenza sul piano territoriale e quantitativo sia, sfortunatamente, maggiore del preventivabile anche nelle più pessimistiche previsioni.

Probabilmente, sarebbe vera semplificazione spiegare che le procedure negoziate senza preventiva pubblicazione del bando di gara per le ragioni di estrema urgenza (che poi sono quelle di somma urgenza) regolate dalle direttive UE per il soprasoglia sono applicabili tranquillamente nel sottosoglia.

Senza omettere, però, un aspetto: la tipicità delle procedure di “somma urgenza” non stanno nell’affidamento diretto o, comunque, nella riduzione estrema delle regole di competitività, quanto, piuttosto, nelle regole di contabilità pubblica da applicare.

A contare davvero è il comma 4 dell’articolo 140 (sempre “gemello” del comma 4 dell’articolo 163 del d.lgs 50/2016): “Il RUP o altro tecnico dell’amministrazione competente compila una perizia giustificativa dei lavori entro dieci giorni dall’ordine di esecuzione e la trasmette, unitamente al verbale di somma urgenza, alla stazione appaltante che provvede alla copertura della spesa e alla approvazione dei lavori. Qualora l’amministrazione competente sia un ente locale, la copertura della spesa è assicurata con le modalità previste dagli articoli 191, comma 3, e 194 comma 1, lettera e), del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267”.

Insomma, prima si ordinano i lavori e si concorda il prezzo con l’operatore economico e, poi, si attiva la procedura contabile.

In effetti, cosa che non si considera mai quando si parla della “semplificazione” degli appalti, uno dei problemi maggiori è applicare le confusissime regole contabili, ormai sfuggite ad ogni limite e controllo, dopo anni di ritocchi a “principi contabili” miranti all’impossibile, cioè ottenere una contabilità che sia contemporaneamente economica e rendicontativa di tipo privata, e finanziaria autorizzativa di tipo pubblico.

Sono i mostruosi ibridi, come anche principi contabili che lievitano ogni anno sì da superare l’immaginario delle gride manzoniane, uno dei veri aspetti di complicazione degli appalti.

Li si potrebbero semplificare davvero e di molto non solo agendo sull’azzeramento della concorrenza, ovviamente comprensibile di fronte ad un disastro come quello dell’Emilia Romagna) però evidente scorciatoia piuttosto in contraddizione con Costituzione e Trattato UE, ma anche rendendo la contabilità elemento accessorio agli appalti e non fattore, invece, quasi più importante, tale da rendere il Rup, che pure deve essere un tecnico, un esperto anche in ragioneria e contabilità pubblica.

Basterebbe applicare, quindi, regole contabili di molto semplificate sempre, sopra o sotto soglia che sia, in presenza di calamità come quelle ancora, purtroppo, nei nostri occhi, superando il gioco del rimpiattino o del rialzo dei tetti o delle durate delle deroghe ai tetti della “somma urgenza”. Per, poi, introdurre limiti chiari e inderogabili alle azioni della procura della Corte dei conti di fronte ad appalti connessi alle calamità.

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Un commento

  • Antonio Pani

    Buongiorno Dr. Oliveri,
    come non essere d’accordo con lei.

    Uno dei danni della norme astruse che determinano e amplificano i disagi “burocratici” risiedono proprio nel chiedere ai tecnici di diventare ciò che non sono e che, difficilmente potranno diventare, cioè dei ragionieri e/o esperti di contabilità pubblica.

    Molti colleghi sono frustrati e delusi dal non poter svolgere appieno e con soddisfazione il proprio lavoro, perchè “prigionieri” di tutti i principi e arzigogoli contabili di cui ha parlato Lei, oltre a varie rendicontazioni, questionari, caricamento di dati essenziali per i vari Ministeri e/o Regioni, incluso ormai anche il numero di scarpe dell’appaltatore.

    Da tempo siamo completamente slegati dalla realtà; spesso, per affidare un lavoro della durata di un mese, ne occorrono tre o quattro per la gestione amministrativa.

    Sul fronte delle soluzioni “all’italiana” riguardo alla somma urgenza le sue riflessioni sono ineccepibili, solo un cieco non può vedere che da anni “l’agire politico” mira esclusivamente ad aggredire senza freni i denari pubblici.

    Il tutto, per poterne disporre a piacimento, in barba ai principi sempre ben megafonati e sbandierati in ogni occasione, per suscitare i sorrisi da bar del popolo bue ma, anche e soprattutto, per la tristezza nel cuore e nell’animo degli onesti lavoratori e imprenditori.

    La saluto cordialmente.

    Geom. Antonio Pani, Comune di Nuoro.

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